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European Accessibility Act: a quali siti web si applica?

Cosa chiede l'European Accessibility Act (D.Lgs. 82/2022 in Italia), quali siti e app riguarda, l'esenzione per le microimprese, la scadenza 2030 e le sanzioni.

Pubblicato il 13 min di lettura

In breve

L'European Accessibility Act (direttiva (UE) 2019/882) è una legge UE che dal 28 giugno 2025 si applica a determinati prodotti e servizi per i consumatori, tra cui negozi online, servizi bancari, e-book e prenotazione di trasporti. Chi vende a consumatori nell'UE e non è una microimpresa che fornisce servizi ha con ogni probabilità sito e app nel campo di applicazione.

Punti chiave

  • L'EAA si applica dal 28 giugno 2025 attraverso la legge di ciascun Paese UE e riguarda servizi per i consumatori come commercio elettronico, banca, e-book, trasporto passeggeri e comunicazioni elettroniche.
  • Le microimprese che forniscono servizi, cioè con meno di 10 addetti e un fatturato o un totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro, sono esentate dai requisiti sui servizi.
  • Le imprese extra UE rientrano nell'ambito per ciò che vendono ai consumatori dell'UE, mentre le vendite riservate ad altre imprese restano fuori dalla definizione di commercio elettronico.
  • In pratica il riferimento è la norma EN 301 549: oggi le WCAG 2.1 livello AA, e le WCAG 2.2 livello AA quando la versione 4.1.1 sarà citata nella Gazzetta ufficiale dell'UE.
  • Le sanzioni le stabilisce ogni Paese e variano molto; nessun widget o plugin rende conforme un sito da solo.

Chi vende online a clienti nell'UE avrà ricevuto ormai qualche email sull'European Accessibility Act, spesso da fornitori con una scadenza da usare come argomento di vendita. Questa guida si limita a ciò che dice la legge: chi riguarda, cosa chiede e cosa succede se la si ignora. In Italia la direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82 (si apre in una nuova scheda), applicabile dal 28 giugno 2025: la vigilanza sui servizi spetta ad AgID (art. 21) e le sanzioni per la non conformità vanno da 5.000 a 40.000 euro (art. 24). Per le grandi imprese private già soggette alla Legge Stanca (L. 4/2004, art. 3, comma 1-bis) lo stesso articolo rinvia invece alla sanzione dell'art. 9, comma 1-bis, della L. 4/2004, che arriva fino al 5% del fatturato.

Che cos'è l'European Accessibility Act?

L'European Accessibility Act, o Atto europeo sull'accessibilità (direttiva (UE) 2019/882 (si apre in una nuova scheda)), è una legge UE che fissa requisiti di accessibilità comuni per determinati prodotti e servizi venduti ai consumatori, tra cui commercio elettronico, servizi bancari ai consumatori, e-book, biglietteria dei trasporti e comunicazioni elettroniche. È stato adottato il 17 aprile 2019 e si applica in tutta l'UE dal 28 giugno 2025.

Si parla dell'“EAA” come se fosse un unico corpo di regole. In realtà i livelli sono tre:

  • La direttiva stabilisce obiettivi, ambito di applicazione e scadenze. È rivolta agli Stati, quindi non vincola direttamente le imprese.
  • La legge nazionale è quella che si applica davvero: in Italia il D.Lgs. 82/2022, in Germania il Barrierefreiheitsstärkungsgesetz (BFSG), in Spagna la Ley 11/2023. Ognuna indica le proprie autorità di vigilanza e le proprie sanzioni.
  • La norma tecnica, EN 301 549, è il modo in cui si dimostra in pratica di rispettare i requisiti. Per siti web e app rimanda alle Linee guida per l'accessibilità dei contenuti web (WCAG).

Se qualcuno cita l'importo di una sanzione, conviene chiedere da quale legge nazionale provenga.

Da quando si applica l'EAA, e cosa cambia nel 2027 e nel 2030?

L'EAA si applica dal 28 giugno 2025. Gli Stati membri dovevano adottare le leggi nazionali entro il 28 giugno 2022 e applicarle dal 28 giugno 2025 (articolo 31). Alcuni periodi transitori durano di più: i contratti di servizio e le apparecchiature già in uso prima di giugno 2025 possono proseguire al massimo fino al 28 giugno 2030.

Le date chiave dell'EAA
DataCosa succedeDove è previsto
28 giugno 2022Termine per le leggi nazionaliArticolo 31, paragrafo 1
28 giugno 2025Le norme nazionali si applicano ai prodotti e servizi interessatiArticolo 31, paragrafo 2
28 giugno 2027Termine ultimo per le norme sulla risposta alle chiamate di emergenza al 112Articolo 31, paragrafo 3
28 giugno 2030Fine della transizione per i prodotti già usati per fornire servizi, e data ultima di scadenza dei contratti di servizio conclusi prima di giugno 2025Articolo 32, paragrafo 1
Fino a 20 anni dalla messa in usoI terminali self-service già in uso, come gli sportelli bancomat, possono restare fino alla fine della loro vita economica, se lo Stato membro lo consenteArticolo 32, paragrafo 2

La data del 2030 è quella che viene fraintesa più spesso. Non è un periodo di tolleranza per i siti web: un negozio aperto nel 2026 deve rispettare le regole già adesso. Solo i contratti e le apparecchiature in essere prima di giugno 2025 hanno più tempo.

Quali siti web e quali app rientrano nell'EAA?

L'EAA riguarda i siti e le app usati per fornire sei tipi di servizi ai consumatori: commercio elettronico, servizi bancari, comunicazioni elettroniche, accesso ai servizi di media audiovisivi, e-book e parte del trasporto passeggeri aereo, con autobus, ferroviario e per vie navigabili. Il commercio elettronico è la categoria più ampia, perché comprende qualunque sito o app con cui un consumatore può concludere un contratto a distanza.

La direttiva definisce i servizi di commercio elettronico come “i servizi forniti a distanza, tramite siti web e servizi per dispositivi mobili, per via elettronica e su richiesta individuale di un consumatore al fine di concludere un contratto di consumo” (articolo 3, punto 30). Se un cliente può acquistare, prenotare o abbonarsi tramite il sito o l'app, è molto probabile che rientri nell'ambito: un negozio di abbigliamento su Shopify, il motore di prenotazione di un hotel, un abbonamento a kit per cucinare a casa.

Alcuni casi sono meno netti. Il sito di un ristorante che mostra solo il menu e un numero di telefono probabilmente non è un servizio di commercio elettronico, perché non vi si conclude alcun contratto. Con l'ordine online, probabilmente lo diventa. Le zone grigie, come i moduli di prenotazione dei tavoli, sono proprio i casi in cui vale la pena consultare le indicazioni dell'autorità di vigilanza, o un avvocato.

Quali contenuti sono esclusi?

Anche su un sito che rientra nell'ambito, l'articolo 2, paragrafo 4, esclude:

  • audio e video preregistrati e documenti d'ufficio come i PDF, pubblicati prima del 28 giugno 2025;
  • le mappe online, purché le informazioni essenziali per orientarsi siano fornite anche in forma digitale accessibile;
  • i contenuti di terzi che il gestore del sito non finanzia, non sviluppa e non controlla;
  • i contenuti d'archivio non aggiornati né modificati dopo il 28 giugno 2025.

Meglio non allargare troppo l'esclusione per i contenuti di terzi. Un plugin di pagamento o una chat scelti e pagati da chi gestisce il sito difficilmente possono passare per contenuti che il gestore non finanzia né controlla. L'EAA riguarda anche prodotti come computer, terminali di pagamento e lettori di e-book, ma per un sito web contano le regole sui servizi.

L'EAA si applica alle piccole imprese?

Solo in parte. Le microimprese che forniscono servizi sono esentate dai requisiti sui servizi. Una microimpresa occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro (articolo 3, punto 23). Le piccole imprese oltre questa soglia rientrano nell'ambito, e le microimprese che fabbricano o vendono prodotti interessati non sono esentate. In Italia l'esenzione è ripresa all'art. 3, comma 3, del D.Lgs. 82/2022.

Contano entrambe le parti del criterio. Un negozio online con 6 addetti e 1,5 milioni di euro di fatturato è una microimpresa. Un negozio con 6 addetti e 3 milioni di fatturato lo è comunque se il totale di bilancio non supera i 2 milioni. Un negozio con 12 addetti rientra nell'ambito, per quanto basso sia il fatturato.

L'articolo 4, paragrafo 5, esenta solo le microimprese che forniscono servizi: un'azienda di cinque persone che produce lettori di e-book deve comunque rispettare le regole sui prodotti.

Due avvertenze. Le leggi nazionali possono differire: in Belgio la legge federale esenta le microimprese solo fino al 28 giugno 2030 (Loi du 5 novembre 2023, art. 40 (si apre in una nuova scheda)). E l'esenzione toglie un obbligo legale, non il problema. Un cliente che con lo screen reader non riesce a completare il checkout se ne va comunque, qualunque sia il numero dei dipendenti.

L'EAA vale per imprese extra UE, siti B2B o il Regno Unito?

Sì per le imprese extra UE che vendono a consumatori dell'UE, e in genere no per le vendite riservate alle imprese. La direttiva riguarda chiunque fornisca un servizio sul mercato dell'Unione o lo offra ai consumatori nell'Unione (articolo 3, punto 4), ovunque abbia sede. Un negozio svizzero, britannico o statunitense che vende a consumatori dell'UE rientra nell'ambito per quelle vendite.

  • Venditori extra UE. Conta a chi si vende. Se il negozio spedisce a clienti in Francia, a quel servizio si applica la legge francese. Le vendite a clienti fuori dall'UE non rientrano.
  • B2B. Per la direttiva il commercio elettronico presuppone un contratto con un consumatore, cioè una persona che acquista per fini estranei alla propria attività professionale (articolo 3, punto 22). Un portale all'ingrosso riservato a imprese registrate in genere ne resta fuori; un sito che vende a entrambi rientra per le vendite ai consumatori.
  • Regno Unito. L'EAA non è legge britannica, ma le imprese del Regno Unito che vendono a consumatori dell'UE sono soggette alle leggi dei Paesi in cui vendono. In patria, l'Equality Act 2010 impone accomodamenti ragionevoli senza fissare uno standard tecnico per il web, e la normativa sull'accessibilità del settore pubblico (si apre in una nuova scheda) riguarda solo gli enti pubblici.

Quale standard bisogna rispettare?

In pratica la norma EN 301 549, che per i siti web oggi significa WCAG 2.1 livello AA. La direttiva elenca requisiti funzionali, non un livello WCAG. Il riferimento attuale è la EN 301 549 v3.2.1 (2021); la versione 4.1.1, pubblicata a settembre 2026, passa alle WCAG 2.2 livello AA non appena la Commissione la citerà nella Gazzetta ufficiale.

AccessibleEU (si apre in una nuova scheda), il centro risorse della Commissione sull'accessibilità, precisa che la v4.1.1 “non è ancora la norma di riferimento giuridico”. Una volta citata, rispettarla darà la presunzione di conformità all'EAA. La data, per ora, non la conosce nessuno.

Il nostro consiglio: progettare e testare già adesso secondo le WCAG 2.2 livello AA. Comprendono tutto ciò che c'è nelle WCAG 2.1 tranne un criterio obsoleto: così si rispettano entrambe le versioni. Le novità delle WCAG 2.2 spiega i nove nuovi criteri, e la nostra panoramica sulle WCAG illustra i livelli.

Quali informazioni bisogna pubblicare?

I fornitori di servizi devono pubblicare informazioni su come il servizio soddisfa i requisiti di accessibilità, “nelle condizioni generali, o in un documento equivalente” (allegato V). Devono descrivere il servizio in formati accessibili e spiegare come vengono rispettati i requisiti. In base all'articolo 13, paragrafo 2, vanno messe a disposizione del pubblico in forma scritta e orale per tutto il tempo in cui il servizio è offerto.

Le leggi nazionali possono aggiungere altri elementi, per esempio l'indicazione dell'autorità di vigilanza. Molte imprese le pubblicano in un'unica pagina sull'accessibilità, collegata dal footer e dalle condizioni generali, un po' come una dichiarazione di accessibilità. La nostra guida su come scrivere una dichiarazione di accessibilità contiene un modello che copre entrambe le cose, e la documentazione sulla dichiarazione approfondisce.

Se un requisito sembra un onere sproporzionato, dirlo non basta. L'articolo 14 chiede una valutazione documentata, rinnovata almeno ogni cinque anni, da comunicare alle autorità competenti; le microimprese sono dispensate da quest'ultimo passaggio.

Chi vigila sull'EAA, e quali sono le sanzioni?

Ogni Paese nomina le proprie autorità di vigilanza e stabilisce le proprie sanzioni, che devono essere “effettive, proporzionate e dissuasive” (articolo 30). Per un negozio online di solito si tratta di un'autorità per la tutela dei consumatori o per la vigilanza del mercato. Le sanzioni massime vanno da poche migliaia di euro a 1 milione di euro e oltre, e alcune sono legate al fatturato.

Le regole dell'EAA sui servizi in sei Paesi (massimi di legge, verificati il 13 ottobre 2026)
PaeseLegge nazionaleChi vigila sul commercio elettronicoSanzione massima
GermaniaBarrierefreiheitsstärkungsgesetz (BFSG)MLBF, l'autorità di vigilanza del mercato comune ai 16 Länder100.000 euro per l'offerta di un servizio non conforme, 10.000 euro per le altre violazioni (§ 37 BFSG (si apre in una nuova scheda))
SpagnaLey 11/2023 dell'8 maggio 2023 (si apre in una nuova scheda)Autorità designate da ciascuna comunità autonoma1.000.000 di euro per le infrazioni molto gravi in base alla legge generale sulla disabilità (RDLeg 1/2013, art. 96 (si apre in una nuova scheda))
ItaliaD.Lgs. 82/2022AgID (Agenzia per l'Italia Digitale)Da 5.000 a 40.000 euro (art. 24 (si apre in una nuova scheda))
Paesi BassiImplementatiewet toegankelijkheidsvoorschriften producten en diensten (legge dell'8 aprile 2024)ACM (autorità per i consumatori e i mercati)900.000 euro o l'1% del fatturato, se superiore (Whc, art. 2.15 (si apre in una nuova scheda))
SveziaLag (2023:254)PTS (Post- och telestyrelsen)10.000.000 di corone svedesi (§ 39 (si apre in una nuova scheda))
IrlandaS.I. No. 636/2023CCPC (Competition and Consumer Protection Commission)60.000 euro e/o 18 mesi di reclusione in caso di condanna nel procedimento ordinario (on indictment) (Reg. 32 (si apre in una nuova scheda))

Sono tetti massimi, non ciò che pagherebbe verosimilmente un'impresa con un problema risolvibile. Inoltre online gli importi vengono spesso ricopiati male: prima di fidarsi di una cifra, conviene controllare la legge del proprio Paese.

Da dove cominciare?

Verificare se si rientra nell'ambito, poi testare e correggere i percorsi che contano di più per i clienti, pubblicare informazioni oneste sullo stato del sito e inserire l'accessibilità nel modo in cui il sito viene modificato. Per lo più si tratta di normale lavoro sul prodotto fatto nell'ordine giusto, non di un progetto legale una tantum.

  1. Verificare l'ambito. Elencare i servizi offerti ai consumatori dell'UE, i Paesi in cui si vende, il numero di addetti e il fatturato. Se si è vicini alla soglia della microimpresa, annotare come si è fatto il calcolo.
  2. Testare i percorsi principali: ricerca, schede prodotto, carrello, checkout e login. Prima strumenti automatici gratuiti, poi verifiche manuali con tastiera e screen reader, come spiega la nostra guida su come testare l'accessibilità di un sito web.
  3. Correggere in ordine di gravità. Un pulsante di pagamento irraggiungibile da tastiera conta più di un link sbiadito nel footer. La checklist di accessibilità per siti web copre gli errori più comuni.
  4. Pubblicare le informazioni sull'accessibilità, incluso ciò che non è ancora stato corretto e i recapiti a cui scrivere.
  5. Farne un'abitudine. L'articolo 13, paragrafo 3, prevede procedure che mantengano conforme il servizio mentre cambia: va verificata l'accessibilità a ogni aggiornamento del tema o aggiunta di uno strumento di terzi.
  6. Chiedere quando non è chiaro. Per dubbi sull'ambito o sull'esenzione, meglio sentire un avvocato o l'autorità di vigilanza nazionale.

Che ruolo ha un widget di accessibilità?

Nessun widget rende un sito conforme all'EAA, e questo vale anche per il nostro. Secondo la Commissione europea, le sovrapposizioni “o qualsiasi altro strumento che non garantisca che il sito web stesso soddisfi i criteri dettagliati dello standard, non sono una soluzione appropriata” (Commissione, accessibilità del web (si apre in una nuova scheda)). Un widget può comunque aiutare alcuni visitatori, come livello aggiuntivo sopra un sito costruito bene.

SiteAccessible permette ai visitatori di regolare contrasto, dimensione del testo e ausili alla lettura. Non corregge il codice, non sostituisce audit né test con persone con disabilità e non offre alcuna protezione legale.

Domande frequenti

Quando è entrato in vigore l'European Accessibility Act?

Gli Stati membri dovevano adottare le leggi nazionali entro il 28 giugno 2022 e applicarle dal 28 giugno 2025 (articolo 31 della direttiva (UE) 2019/882). Alcuni periodi transitori durano di più: i contratti di servizio conclusi prima del 28 giugno 2025 possono proseguire invariati fino alla scadenza, per non più di cinque anni, e i prodotti già usati per fornire servizi possono restare in uso fino al 28 giugno 2030.

Le piccole imprese sono esentate dall'EAA?

Solo le microimprese che forniscono servizi. Una microimpresa occupa meno di 10 persone e ha un fatturato annuo o un totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro (articolo 3, punto 23). Le microimprese che fabbricano o vendono prodotti interessati non sono esentate dai requisiti sui prodotti, e le leggi nazionali possono differire: in Belgio la legge federale esenta le microimprese solo fino al 28 giugno 2030.

L'EAA si applica alle imprese con sede fuori dall'UE?

Sì, se forniscono servizi interessati a consumatori nell'UE. La direttiva definisce prestatore di servizi chiunque fornisca un servizio sul mercato dell'Unione o si offra di fornirlo ai consumatori nell'Unione (articolo 3, punto 4). Un negozio online svizzero, britannico o statunitense che vende a consumatori dell'UE rientra nell'ambito per quelle vendite, ma non per quelle a clienti fuori dall'UE.

Quali sono le sanzioni per chi non rispetta l'EAA?

La direttiva lascia le sanzioni ai singoli Paesi e chiede che siano “effettive, proporzionate e dissuasive” (articolo 30). Gli importi cambiano molto: in Italia da 5.000 a 40.000 euro (art. 24 del D.Lgs. 82/2022), in Germania fino a 100.000 euro per l'offerta di un servizio non conforme, in Svezia da 10.000 a 10 milioni di corone e in Spagna fino a 1 milione di euro per le infrazioni molto gravi. Sono massimi, non sanzioni tipiche.

Quale livello WCAG richiede l'EAA?

L'EAA elenca requisiti funzionali, non un livello WCAG. In pratica il riferimento è la norma europea EN 301 549, la cui versione di riferimento attuale (v3.2.1) si basa sulle WCAG 2.1 livello AA. La versione 4.1.1, pubblicata a settembre 2026, passa alle WCAG 2.2 livello AA quando sarà citata nella Gazzetta ufficiale dell'UE.

Un widget o un plugin di accessibilità rende il sito conforme all'EAA?

No. La Commissione europea afferma che le sovrapposizioni (overlay) e gli altri strumenti che non rendono il sito stesso conforme alla norma “non sono una soluzione appropriata”. Un widget può offrire ai visitatori modi in più per adattare una pagina, ma la conformità dipende dal codice, dai contenuti e dai processi del sito.

Fonti

  1. Directive (EU) 2019/882 on the accessibility requirements for products and services (European Accessibility Act) (si apre in una nuova scheda), EUR-Lex, Publications Office of the European Union
  2. European accessibility standard EN 301 549 has been updated (7 September 2026) (si apre in una nuova scheda), AccessibleEU, European Commission
  3. Web Accessibility (page updated 23 June 2026) (si apre in una nuova scheda), European Commission, Shaping Europe's digital future
  4. Barrierefreiheitsstärkungsgesetz (BFSG), § 37 Bußgeldvorschriften (si apre in una nuova scheda), Bundesministerium der Justiz, gesetze-im-internet.de
  5. Ley 11/2023, de 8 de mayo (si apre in una nuova scheda), Boletín Oficial del Estado
  6. Real Decreto Legislativo 1/2013 (General Law on the rights of persons with disabilities), article 96 (si apre in una nuova scheda), Boletín Oficial del Estado
  7. Decreto legislativo 27 maggio 2022, n. 82 (Gazzetta Ufficiale n. 152, 1 July 2022) (si apre in una nuova scheda), Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (copy hosted by tuttocamere.it)
  8. Wet handhaving consumentenbescherming (si apre in una nuova scheda), Overheid.nl, wetten.overheid.nl
  9. Lag (2023:254) om vissa produkters och tjänsters tillgänglighet (si apre in una nuova scheda), Sveriges riksdag (via lagen.nu)
  10. S.I. No. 636/2023, European Union (Accessibility Requirements of Products and Services) Regulations 2023 (si apre in una nuova scheda), Government of Ireland (printed copy hosted by the National Disability Authority)
  11. Loi du 5 novembre 2023 / Wet van 5 november 2023 (Moniteur belge, numac 2023046827) (si apre in una nuova scheda), Moniteur belge (via etaamb.openjustice.be)
  12. The Public Sector Bodies (Websites and Mobile Applications) (No. 2) Accessibility Regulations 2018 (si apre in una nuova scheda), legislation.gov.uk, The National Archives